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Notharctus

Specie tipo: Notharctus tenebrosus
Descritto da: Leidy, 1870
Epoca: Eocene medio, Luteziano - Bartoniano (48-39 milioni di anni fa)
Dieta: foglie, insetti e frutti
Schema dentario: 2:1:4:3 per mandibola e mascella
Classificazione: Mammalia - Theria - Eutheria - Epitheria - Preptotheria - Archonta - Primatomorpha - Primates - Strepsirrhini - Adapiformes - Notharctidae - Notharctinae
Distribuzione reperti: Wyoming, Colorado, Nevada, New Mexico, Utah, Texas (USA)
Altre specie: Notharctus affine (nomen nudem) - Notharctus formosus (nomen nudem) - Notharctus gracilis (nomen dubium) - Notharctus grassus (nomen dubium) - Notharctus limosus (nomen dubium) - Notharctus nunensis (nomen nudem) - Notharctus pugnax - Notharctus robinsoni (nomen dubium) - Notharctus robustior - Notharctus tyrannus - Notharctus venticolus
Questo relativamente grande notarctino (con un peso che va dai 4 ai 7 chili) è l'Adapiforme più conosciuto, rappresentato da molti scheletri quasi completi. E' anche uno dei primi notarctini ad essere stato scoperto, nel lontano 1870 da Ferdinand V. Hayden. Probabilmente Notharctus è un parente molto stretto di Cantius, ed è un discendente di una forma di adapiformi simile al Cantius. Inizialmente si pensava che il Notharctus fosse un piccolo pachiderma, data la massiccia presenza di elefanti primitivi nel Wyoming sud-occidentale, dove sono stati ritrovati i primi resti. Fu poi il paleontologo Walter Willis Granger a scoprire il primo scheletro quasi completo e a verificare che il Notharctus era un primate primitivo.


Cranialmente, Notharctus è caratterizzato da piccole orbite (segno di un animale diurno), da una piccola scatola cranica con creste nucali e sagittali pronunciate, e da un lungo muso. Contrariamente agli altri notarctini, le sue sinfisi mandibolari sono fuse tra loro. Complessivamente, Notharctus è simile, benchè più robusto, al genere attuale Lemur nella sua anatomia di base del cranio e nelle proporzioni craniali.



Dentalmente, Notharctus è caratterizzato da canini sessualmente dimorfici. I suoi molari superiori sono più complicati di quelli di Cantius, con ipoconi e mesostili ben sviluppati, mentre i molari inferiori sono stretti con paraconidi ridotti. La cresta dei molari e le caratteristiche del cranio suggeriscono che il Notharctus era prevalentemente foglivoro.


Lo scheletro postcraniale del Notharctus è simile ai lemuri attuali Lemur, Varecia, Lepilemur e Propithecus nelle proporzioni e nell'architettura degli arti. Notharctus è caratterizzato da arti posteriori molto più lunghi di quelli anteriori, da un torace lungo e profondo e da una lunga coda. I suoi processi vertebrali trasversi e le lunghe vertebre lombari suggeriscono che aveva un muscolo erector spinae orizzontale e ben sviluppato. Molte caratteristiche dello scheletro di Notharctus suggeriscono che era particolarmente abile nei salti orizzontali, altre che doveva essere anche un buon arrampicatore.

L'origine africana dei primi uomini moderni tra 200.000 e 150.000 anni fa è ora ben documentata, con dati archeologici che suggeriscono che una migrazione principale dall'Africa orientale tropicale al Levante ha preso luogo tra 130.00 e 100.000 anni fa attraverso l'attualmente iper-arido deserto Saharo-Arabico.
Questa migrazione dipese da una condizione climatica più piovosa nella regione. Mentre ci sono buone prove che nel deserto Saharo-Arabico centrale e meridionale aumentarono le precipitazioni monsoniche durante questo periodo, non erano mai state ritrovate prove inequivocabili per un aumento corrispondente della piovosità nella parte settentrionale del percorso della migrazione, compresa la terra del Sinai-Negev tra l'Africa e l'Asia.
Il passaggio attraverso questa "regione-strettoia" deve essere stato dipendente dello sviluppo di condizioni climatiche adatte.
Vaks et al. offrono una ricostruzione del paleoclima nel Deserto del Negev basata su una serie completa di uranio dei depositi del carbonato delle grotte (speleotemi). Gli speleotemi si formano soltanto quando l'acqua piovana forma un sistema acquifero nel sottosuolo e la vegetazione cresce sopra la grotta.
Oggi il clima nel Deserto del Negev è molto arido e non si formano speleotemi, ma la loro presenza in delle grotte indica chiaramente che le condizioni erano più piovose un tempo. Vaks et al. hanno datato 33 campioni di speleotemi di cinque grotte nel Deserto del Negev centro-meridionale.
L'età di questi speleotemi mostra che l'ultimo periodo di grande incremento piovoso avvenne tra 140.000 e 110.000 anni fa. Il clima durante questo periodo di tempo consisteva in episodici eventi piovosi che permisero al deserto del Sahara nord-occidentale, il Sinai, e al Negev di diventare più ospitali per il passaggio dei primi uomini moderni.
L'evento simultaneo di eventi piovosi nelle parti settentrionali e meridionali del deserto Saharo-Arabico può aver contribuito alla scomparsa della barriera desertica tra l'Africa centrale e il Levante.
Il periodo umido nel Deserto del Negev tra 140.000 e 110.000 anni fa fu preceduto e seguito essenzialmente da periodi aridi, creando una "finestra climatica" per la migrazione dei primi uomini moderni verso il Levante. Gli studi di Vak et al. suggeriscono che i cambiamenti climatici hanno avuto un ruolo importante nel limitare la dispersione dei primi uomini moderni fuori dall'Africa.
Fonte: Desert speleothems reveal climatic window for African exodus of early modern humans, Anton Vaks, Hebrew University, Institute of Earth Sciences, Edmond Safra Givat Ram Campus, Jerusalem 91904, Israel; et al. pages 831-834.
Un capitolo vuoto nella lunga storia delle origini umane può essere ora scritto con la scoperta di pochi denti fossilizzati di una scimmia antropomorfa simile al gorilla vissuta più di 10 milioni di anni fa. I denti sono tra i primi indizi chiave che possono aiutare gli scienziati a riempire il quadro di come e dove i gorilla si divisero dalla linea evolutiva umana delle ancestrali scimmie antropomorfe (o Hominoidea).
Gli scienziati hanno scoperto i denti nell'Afar, sulla Rift Valley etiopica, una regione che ha fornito alcuni dei più conosciuti e più importanti fossili dei primi ominidi. Un'équipe comune di Etiopia e Giappone ha trovato nove denti di un esemplare di un grande Hominoidea che hanno chiamato Chororapithecus abyssinicus. La somiglianza dei denti con quelli dei gorilla odierni suggerisce che il Chororapithecus era un antenato dei moderni gorilla.
Il primo reperto, un canino, è stato trovato nel 2006, mentre gli otto molari nel 2007. Sono stati descritti ieri nel giornale Nature.
"Era l'ultimo giorno della nostra spedizione nel Febbraio 2006, quando il nostro assistente di campo dalla vista acuta, Kampiro Kairente, ha trovato il primo dente", ha detto Berhane Asfaw del Rift Valley Service di Addis Abbeba.
Gli scienziati hanno analizzato i molari utilizzando tecniche microscopiche tridimensionali che suggeriscono che il Chororapithecus mangiava cibo fibroso come foglie e radici, come gli odierni gorilla.
Un altro membro del team, il Dr. Gen Suwa dell'Università di Tokyo, ha detto: "Mostra segni evidenti di una struttura del molare pari a quella dei gorilla. Se non è un parente del gorilla, allora è qualcosa di molto simile a come un antico gorilla doveva apparire."
I gorilla sono unici tra le scimmie antropomorfe per i loro molari adatti a macinare le piante dure e resistenti, che loro riescono a mangiare e digerire grazie alla loro grande mole; gli scimpanzè possono mangiare solo frutta e foglie più morbide.
I denti sono stati scoperti in sedimenti datati tra i 10 e gli 11 milioni di anni fa. Con un'età di più di 10 milioni di anni, Chororapithecus ha portato indietro nel tempo l'origine della linea evolutiva umana, che si credeva essersi separata da quella dei gorilla circa 8 milioni di anni fa. Ma la scoperta di un così vecchio Hominoidea simile ai gorilla suggerisce che la divisione tra gli uomini e le altre scimmie antropomorfe sia avvenuta prima, dicono gli scienziati.
"Molti studi molecolari e del DNA hanno concluso che gli uomini e i gorilla si sono separati circa 8 milioni di anni fa, mentre gli uomini e gli scimpanzè tra i 5 e i 6 milioni di anni fa. Chororapithecus indica il bisogno di una riconsiderazione di questa ipotesi."
Anche altre ossa antiche, di scimmie e ippopotami, sono venute alla luce nel sito. "Le grandi scimmie antropomorfe sono le specie più comuni qui, e non abbiamo trovato i cavalli a tre dita abbondanti altrove," ha detto il Dr. Suwa. "Così questa era probabilmente una foresta chiusa sull'acqua."

I denti ritrovati del Chororapithecus e il sito di scavo dove è avvenuta la scoperta.

Alcuni denti del Chororapithecus (a sinistra) messi a confronto con quelli di un gorilla attuale (a destra).
Cantius
Specie tipo: Cantius abditus
Descritto da: Simons, 1962
Epoca: Eocene inferiore, Ypresiano superiore (52-49 milioni di anni fa)
Dieta: frutti
Schema dentario: 2:1:4:3 per mandibola e mascella
Classificazione: Mammalia - Theria - Eutheria - Epitheria - Preptotheria - Archonta - Primatomorpha - Primates - Strepsirrhini - Adapiformes - Notharctidae - Notharctinae
Distribuzione reperti: Francia; Wyoming, New Mexico, Colorado (USA)
Altre specie: Cantius frugivorus - Cantius antediluvius - Cantius eppsi - Cantius mckennai - Cantius nuniensis - Cantius ralstoni - Cantius savagei - Cantius torresi - Cantius trigonodus - Cantius angolatus - Cantius venticolus
Uno dei più antichi e primitivi primati, Cantius è il più antico Adapiforme scoperto in Nord America, uno dei più antichi in Europa e il più antico notharctino. Questo animale (con un peso che variava tra specie e specie da 1 a 3 chili) era diurno, principalmente frugivoro e adattato alla corsa e ai salti sugli alberi.
Cranialmente, Cantius condivide con gli altri notharctini una forma simile della scatola cranica e un lungo, relativamente largo muso. Aveva probabilmente un leggero dimorfismo sessuale, con i maschi che possedevano una cresta sagittale più prominente. Come gli altri notharctini, le linee temporali di Cantius convergono dietro la sutura coronale, diversamente dagli Adapidae. Comunque, Cantius condivide con gli Adapidae delle larghe ossa nasali: ciò fa pensare che questo sia un carattere molto arcaico ereditato da tutti gli Adapiformi. Cantius possiede dei caratteri arcaici anche nella regione uditiva, che rassomiglia per certi versi a quella degli attuali lemuri, esclusi i cheirogaleidi.


Dentalmente, alcune specie di Cantius hanno dei canini prominenti sessualmente dimorfici come altri notharctini. I suoi incisivi inferiori sono larghi e a spatola, e in qualche specie sono verticali, mentre nelle altre inclinati di 45 gradi. Questo tipo di dentizione anteriore assomiglia a quella dell'antico antropoide Catopithecus, anche se alcuni pensano che quella sia stata la condizione d'origine dei primi primati.

I resti postcraniali attribuiti a Cantius mostrano adattamenti per la corsa e i salti fra gli alberi: la morfologia del suo femore suggerisce vari adattamenti per il salto, e le sue ossa tarsali sono simili a quelle dei lemuri attuali, senza però raggiungere la specializzazione di Indriidae e Lemuridae. Il suo bacino ha un ilio corto e largo e un ischio più lungo dei lemuri attuali.

Il caso, non la selezione naturale, spiega meglio perchè il cranio dell'uomo moderno appare così diverso da quello dell'uomo di Neanderthal, secondo un nuovo studio condotto da Tim Weaver, assistente professore di antropologia alla UC Davis.
"Per 150 anni, gli scienziati hanno cercato di decifrare perchè i crani dell'uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis) sono diversi da quelli degli uomini moderni (Homo sapiens sapiens)." ha detto Weaver. "Molti resoconti hanno enfatizzato la selezione naturale e un possibile valore adattativo dei tratti sia del Neanderthal che dell'uomo moderno. Noi dimostriamo che invece, i cambiamenti casuali avvenuti in 500.000 anni (da quando cioè il ceppo evolutivo d'origine dei Neanderthal si stacca definitivamente da quello dei Sapiens) sono la migliore spiegazione per queste differenze."
Weaver e i suoi colleghi hanno paragonato le misurazioni del cranio di 2.524 crani di uomo moderno e 20 reperti di uomo di Neanderthal, poi hanno confrontato questi risultati con le informazioni genetiche di un campione separato di 1.056 uomini moderni.
Gli scienziati hanno concluso che i Neanderthal non hanno sviluppato le loro mascelle sporgenti come un adattamento al clima glaciale del Pleistocene o per l'uso dei denti come attrezzi e le facce non sporgenti degli uomini moderni non sono un adattamento per il linguaggio, come aveva proposto qualche antropologo. Invece, la casuale "deriva genetica" è la più probabile ragione per queste differenze fra i crani.

Lo studio è apparso nella rivista di Agosto del Journal of Human evolution.
"Una spedizione archeologica del Concilio Supremo delle Antichità operante nell'Oasi di Siwa ha scoperto le impronte di un uomo preistorico, probabilmente datate 2 milioni di anni fa" ha detto il Segretario Generale del SCA, nonchè eminente egittologo, Zahi Hawass, aggiungendo che i campioni delle piante dei piedi fossilizzate devono ancora essere analizzate per individuare la loro datazione. La missione dovrà terminare il suo compito entro un mese.
Le impronte si sono conservate in uno strato di fango sabbioso essiccato col passare del tempo. La scoperta potrebbe attestare la più antica presenza dell'uomo in Egitto e potrebbe fare dell'Oasi di Siwa il sito archeologico con la più antica presenza umana accertata di tutto il mondo.
Fonte: Almasry Alyoum
Donrussellia
Specie tipo: Donrussellia gallica
Descritto da: Russell et al., 1967
Epoca: Eocene inferiore, Ypresiano medio (53-51 milioni di anni fa)
Dieta: insetti e frutta
Schema dentario: 2:1:4:3 per mandibola e mascella
Classificazione: Mammalia - Theria - Eutheria - Epitheria - Preptotheria - Archonta - Primatomorpha - Primates - Strepsirrhini - Adapiformes - Notharctidae - Cercamoniinae
Distribuzione reperti: Francia
Altre specie: Donrussellia provincialis - Donrussellia russelli (nomen dubium) - Donrussellia louisi (nomen dubium) - Donrussellia magna
Donrussellia è il più primitivo Adapiforme a noi noto, e per questo è considerato vicino all'origine comune di Adapiformi e proscimmie. Inizialmente il genere Donrussellia era stato inserito inizialmente nella famiglia degli Omomyidae, che rappresenta l'altra grande radiazione evolutiva dei primi Primati, prima di essere collocato fra gli Adapiformi. Donrussellia era uno dei più piccoli Adapiformi, con la specie più grande, Donrussellia magna, che raggiungeva i 730 grammi.
Di questo animale non abbiamo nessun cranio fossile, ma sappiamo che doveva avere le sinfisi mandibolari fuse, come tutti i Cercamoniinae, e probabilmente delle grandi orbite: infatti questa sottofamiglia di Adapiformi aveva probabilmente abitudini notturne. I molari di Donrussellia erano piccoli, tritubercolari e con punte alte: ciò indica che la sua dieta era principalmente insettivora. Di questo genere arcaico per il materiale postcraniale è stato rinvenuto solamente un astragalo, simile a quello dei lemuri attuali.

Basandosi sui reperti degli altri Cercamoniinae, probabilmente Donrussellia era un abile corridore arboricolo, scalatore e saltatore, anche se probabilmente non saltava dai supporti verticali bene come gli altri Notharctidae o i lemuri attuali.
Nell'Eocene inferiore, mentre il clima divenne più caldo delle precedenti epoche, i Primati iniziarono a comparire nelle lussureggianti foreste tropicali di Nord America ed Europa e a sostituire i Plesiadapiformi del Paleocene. Gli Adapiformi (o Adapoidi), una delle due maggiori radiazioni adattative dei Primati arcaici, sono stati rinvenuti principalmente nei depositi fossili datati dall'Eocene inferiore all'Oligocene inferiore in Nord America, Europa e Asia. Sebbene quasi tutti gli Adapiformi si estinsero nell'Oligocene, un paio di generi resistettero in Asia fino al Miocene. Gli Adapiformi sono un infraordine eterogeneo, rappresentato da 37 generi prinicpalmente diurni, con un peso che variava dai 200 grammi delle forme più minute ai quasi 7 chili delle più grosse. Sebbene occuparono una grande varietà di nicchie alimentari (insettivori, frugivori e foglivori), le loro capacità locomotorie erano solamente un quadrupedalismo arboricolo e un quadrupedalismo terrestre di supporto per passare da un albero all'altro: non erano infatti grandi saltatori.

Le relazioni filogenetiche tra gli Adapiformi e i Primati attuali sono parte di un dibattito molto controverso sugli antropoidi (scimmie) attuali e l'origine degli Strepsirrhini. Alcune ricerche sostengono che una parte degli Adapiformi è collegata filogeneticamente con le scimmie per la loro dentazione anteriore da antropoide, le sinfisi mandibolari fuse e altre caratteristiche dentali. Altre ricerche suggeriscono che gli Adapiformi sono più imparentati con gli Strepsirrhini attuali basandosi su molte caratteristiche primitive condivise o sulla possibilità di tratti derivati comuni agli Strepsirrhini.
Ecco qui di seguito un elenco delle caratteristiche morfologichhe principali degli Adapiformi:
Caratteristiche craniali:
-Una barra postorbitale;
-Orbite leggermente convergenti;
-Una bolla petrosale;
-Cervello relativamente grande;
-Un muso leggermente allungato e relativamente largo;
-Piccole cavità infraorbitali;
-Una regione etmoidale relativamente grande con numerosi turbinati nasali;
-Un anello ectotimpanico libero;
-Sinfisi mandibolari non fuse per la maggior parte dei generi, sinfisi mandibolari fuse per i generi più recenti.
Caratteristiche dentali:
-Formula dentale 2:1:4:3 nei primi generi, in alcuni dei più recenti 2:1:3:3;
-Piccoli e relativamente verticali incisivi inferiori;
-Larghi incisivi superiori;
-Grandi canini;
-Larghi molari superiori;
-Molari inferiori lunghi e stretti.

Caratteristiche postcraniali:
-Alluci e pollici divergenti che permettono la presa a mani e piedi;
-Unghie sulle dita con grandi falangi distali;
-Lungo tronco;
-Lunga coda;
-Relativamente lunghe zampe posteriori;
-Piccola corda spinale, che suggerisce che la coordinazione degli Adapiformi (controllo neurale) degli arti non fosse sofisticato come quello degli attuali lemuri.

Scheletro dell'Adapiforme Notharctus
Micromomys
Specie tipo: Micromomys silvercoolei
Descritto da: Szalay, 1973
Epoca: Paleocene superiore-Eocene inferiore, Thanetiano - Ypresioano inferiore (57-53 milioni di anni fa)
Dieta: insetti
Schema dentario: sconosciuto
Classificazione: Mammalia - Theria - Eutheria - Epitheria - Preptotheria - Archonta - Primatomorpha - Plesiadapiformes - Plesiadapoidea - Micromomyidae
Distribuzione reperti: Tiffanian Princeton Quarry; Wyoming, USA
Altre specie: Micromomys vossae - Micromomys fremdi - Micromomys wilwoodensis (nomen dubium)
La famiglia dei Micromomyidae comprende i più piccoli Primatomorfi che siano mai esistiti, vissuti tra il Paleocene superiore e l'Eocene inferiore nella zona delle Montagne Rocciose. Micromomys aveva una massa di circa 20-30 grammi; era caratterizzato da un incisivo superiore simile a quello di Plesiadapidi e Carpolestidae, da molari leggermente appuntiti e dall'ultimo grande premolare. Le prove suggeriscono che questi animali dovevano essere insettivori.

